Un istinto molto comune, soprattutto nei primi anni di studio: per suonare più forte, si preme più forte sul tasto, quasi a volerlo spingere dentro lo strumento. È un gesto naturale, ma parte da un’idea sbagliata di come il pianoforte produce il suono.
Il martelletto, non il dito
Nel pianoforte il suono nasce da un martelletto che colpisce la corda, e il suo volume dipende esclusivamente dalla velocità con cui il martelletto arriva a colpirla. Una volta avvenuto il contatto, nessuna pressione ulteriore sul tasto può più alterare il suono già prodotto: a differenza del clavicordo, dove indugiare sul tasto poteva ancora far vibrare la corda in modo diverso, sul pianoforte quel momento è già chiuso.
Il peso serve solo se si muove
Anche il peso del braccio, da solo, non produce nulla: una tonnellata posata immobile sul tasto non farebbe alcun suono, perché non è il peso a generarlo, è la velocità. Con i miei allievi lavoro proprio su questo: costruire un movimento verso il tasto con la giusta rapidità, e lasciare andare la tensione subito dopo il contatto, invece di continuare a spingere su un suono che è già stato deciso.
Capito questo, cambia anche il modo di studiare: non si tratta di premere con più forza, ma di imparare a muoversi con la velocità giusta, e poi lasciar andare.