Ascoltarsi mentre si suona il pianoforte: l’orecchio che ascolta se stesso
Non basta un buon orecchio: ascoltarsi mentre si suona il pianoforte, nota per nota, è spesso la differenza più sottile e più decisiva nello studio.
Il rilassamento nella tecnica pianistica non è debolezza
Molti allievi irrigidiscono polso e braccio pensando serva forza. Il rilassamento nella tecnica pianistica non è debolezza: è coordinazione.
La memoria non basta nelle dita
Affidarsi solo alla ripetizione crea una memoria fragile, che sotto pressione tradisce per prima. Ecco come costruire una memoria più solida, basata sulla riflessione oltre che sulle dita.
Il suono non nasce dal tasto premuto
Premere più forte non significa suonare più forte: il volume al pianoforte dipende dalla velocità del martelletto, non dalla pressione sul tasto. Ecco perché, e come cambia il modo di studiare.
La diteggiatura non è un dettaglio: come la scelta delle dita cambia il suono
La diteggiatura non è un dettaglio da sistemare all’ultimo momento: è una scelta interpretativa che va presa presto e mantenuta. Ecco perché, e come la affronto con i miei allievi.
Il pedale non è un interruttore: dosare la risonanza per interpretare
Il pedale non è acceso o spento: è fatto di sfumature che cambiano il modo di interpretare un brano. Ecco come lavoro su questo dettaglio con i miei allievi.
La scala non è un esercizio noioso: perché la tecnica pura decide un esame
Scale, arpeggi, studi: il repertorio da esame si gioca spesso proprio lì, nei dettagli tecnici che sembrano i meno interessanti da preparare.
Il primo suono che conta: come nasce il tocco al pianoforte
Il tocco non è un dettaglio da correggere più avanti: è la prima cosa che si insegna, fin dalla prima lezione. Ecco perché, e come lavoro con i più piccoli.