Ascoltarsi mentre si suona il pianoforte, per la maggior parte degli allievi, significa solo accorgersi di una nota sbagliata o di un errore di ritmo. È già qualcosa, ma non basta: la differenza più sottile, e più decisiva, sta nell’ascoltare la qualità di ogni singolo suono, non solo la sua correttezza.

Non basta un buon orecchio

Molti musicisti, convinti di avere un buon orecchio, in realtà sono allenati soltanto a percepire l’esattezza dell’intonazione, cioè a riconoscere una nota sbagliata, ma non le lievi differenze di intensità e di durata tra un suono e l’altro. Sono proprio questi due fattori, curati con attenzione, a dare a un’esecuzione chiarezza e carattere.

Ascoltarsi mentre si suona il pianoforte

Con i miei allievi lavoro proprio su questo: ascoltare con costanza ogni singola nota, controllando con l’orecchio se corrisponde davvero a ciò che si voleva ottenere. Le dita devono eseguire ciò che la mente comanda. Ma la mente, per comandare con precisione, ha bisogno di un orecchio educato a distinguere sfumature che spesso passano inosservate.

Questo tipo di ascolto non si acquisisce da un giorno all’altro, ma è spesso la via più diretta per progredire: più che tante ore di esercizio meccanico, conta l’attenzione con cui si ascolta ciò che si sta davvero suonando.

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Angelo Morelato

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